L'Alchemilla erba ventaglina
L' ALCHEMILLA, ERBA VENTAGLINA (Alchemilla Vulgaris – Rosacee)
Il nome Alchemilla ha una dubbia derivazione etimologica: dall’arabo alkemelyk, (a forma di mantella), oppure dalla parola “alchimia”.
(La parola “Alchimia” deriva dall'arabo "al" e dal greco "chemeia", a significare quella scuola di pensiero, appresa dagli arabi, che insegnava a tramutare in oro i metalli ignobili o comporre medicamenti in grado di curare tutte le malattie. Dallo stesso etimo deriva la parola “chimica”)
Infatti, questa pianta era nota agli alchimisti medievali. H.Ledere racconta che ne raccoglievano il fiore, che credevano avesse la proprietà di ridonare verginità e turgore dei seni alle donne; una leggenda racconta che gli alchimisti uscivano all'alba per raccogliere, in preziose ampolle, la rugiada trattenuta dal calice della foglia stellata di
Alchemilla, da loro denominata “acqua dei cieli”. Nel simbolismo popolare la piantina, contenitore naturale della rugiada, ritenuta portatrice di vita, rappresenta la fecondità femminile e, in generale, l'armonia e la bellezza; per questi motivi era ritenuta in grado di proteggere, con il suo influsso benefico, case e esseri umani dalle creature maligne, elfi e demoni Gli alchimisti si
servivano della rugiada notturna depositata sulle foglie per cercare la “pietra filosofale” e mutare i metalli in oro - da cui il nome di “erba rugiada”, ma e’ conosciuta anche con il nome di “erba ventaglina”, per la forma delle foglie, formate da sette-undici lobi a forma di stella con il margine dentato. E’ una pianta erbacea, con fusto esile ed eretto. Sul fusto, le foglie sono di dimensioni più ridotte, con margine perfettamente seghettato e ricordano, nella forma, una stella, da cui il nome volgare di “erba stella”. I fiori sono piccoli, di colore giallo-verdognolo e formano corimbi poco appariscenti. La fioritura avviene in primavera estate. La pianta raggiunge i 40 cm di altezza. E’ molto comune in montagna: cresce ai margini dei boschi, nei prati umidi e nelle radure.
I Cimbri ne usavano il decotto, preparato bollendo le foglie in acqua, contro dolori alla testa, come collirio, per gargarismi e contro il mal di denti. Oppure, la adoperavano come emostatico e cicatrizzante; sceglievano, poi, per il bestiame bovino, pascoli ricchi di Alchemilla, perché si erano accorti che le vacche, così nutrite, davano latte più corposo e, di conseguenza, burro lavorato di resa più cospicua. Inoltre, applicavano cataplasmi sulle guance, per attenuare il rossore della pelle, arsa dal vento o dal sole. Era anche utilizzata in impacco per la riduzione delle ernie.
Per le sue proprietà astringenti, si utilizza oggi per fare gargarismi e sciacqui contro il dolore di denti, mal di gola, raucedini ed altre leggere infiammazioni. La sua ricchezza di tannini e lipidi è farmacologicamente riconosciuta: viene adoperata contro la diarrea, spasmi gastrici, congestione epatica, cefalea, reumatismi, debolezza muscolare e mestruazioni abbondanti.
Non è usata in campo alimentare, mentre, in campo estetico, trova alcune interessanti applicazioni: il suo decotto dona elasticità alla pelle e combatte le smagliature.
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